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Agricoltura, ambiente e salute

Una scelta obbligata per la sopravvivenza dell’umanità

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Il binomio agricoltura-salute si colloca nell’ampissimo dibattito sull’impatto che l’agricoltura ha sul benessere della popolazione e sullo sviluppo del territorio.

Il ruolo dell’agricoltura, infatti, non si esaurisce nella fornitura di beni destinati all’alimentazione, ma si estende alla produzione di beni pubblici di natura sociale e ambientale.

L’attuale modello agro-industriale ha palesato i suoi limiti, avendo determinato esternalità negative fortemente impattanti sull’ambiente. L’utilizzo dei pesticidi e dei fertilizzanti di sintesi esercita una eccessiva pressione sull’ambiente, provocando inquinamento delle acque e dei terreni, perdita di biodiversità.

È necessario che l’agricoltura fondi i propri schemi produttivi su un modello agro-ecologico, nel rispetto dell’equilibrio tra uomo e natura.

L’OPINIONE DI ABOCA

L’uomo è un sistema vivente all’interno del sistema vivente e ad esso è interconnesso.

Nel merito del dibattito sull’ipotesi espressa dal Presidente di Aboca S.p.A. Società Agricola, Valentino Mercati, di delocalizzare la produzione agricola dalla Valtiberina in altre parti d’Italia e del mondo va sottolineata la particolare posizione del Gruppo nel contesto mondiale

Aboca è una società per azioni protagonista nel settore farmaceutico che evidenzia però nella propria ragione sociale la denominazione di società agricola in quanto impresa che, coltivando e trasformando oltre il 60% delle piante medicinali utilizzate nei propri prodotti, svolge appunto quale attività principale quella agricola, il punto di partenza della filiera di Aboca fondamentale per garantire efficacia e sicurezza ai prodotti.

Aboca vuole rivendicare la libertà di coltivare e trasformare senza l’uso di sostanze di sintesi e senza prodotti OGM. Lo scopo è quello di difendere le nostre colture da contaminazioni ambientali, combattere la concorrenza sleale e divulgare le tematiche inerenti il tema.

NO a pesticidi e OGM

In merito allo scambio del 2020 sul quotidiano “Il Messaggero” tra il Cavalier Mercati e alcuni esponenti dell’associazione SETA riguardo al diserbante glifosate, rendiamo disponibili alcuni argomenti di approfondimento.

Una ricerca indipendente per contrastarne gli effetti globali.

Position Paper di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente

Il Cav. Mercati scrive a Il Sole 24 Ore – 25/07/2014

Dire no agli OGM non basta, bisogna proporre dei percorsi innovativi all’agricoltura regionale che diventino un’alternativa di valore economico ed ambientale.

Gli studi scientifici

Le lacune nelle conoscenze sul destino ambientale e gli effetti involontari dei pesticidi (CUP) ostacolano la comprensione e la mitigazione del loro impatto globale sui processi ecologici.

Abbiamo individuato uno studio che esamina la presenza di residui di pesticidi (in modo particolare gli erbicidi) nei suoli e nella microfauna che li abita.

I risultati mostrano la presenza di almeno un pesticida in tutti i terreni e nel 92% dei lombrichi, sia nelle colture trattate (agricoltura convenzionale) che negli habitat non trattati (agricoltura biologica).

Le miscele di almeno un insetticida, un erbicida e un fungicida hanno contaminato il 90% dei suoli e il 54% dei lombrichi.

È stato riscontrato un alto rischio di tossicità cronica per i lombrichi (46% dei campioni) sia nei cereali invernali trattati che negli habitat non trattati considerati rifugi.

Gli erbicidi a base di imidazolinone sono un gruppo di erbicidi ampiamente utilizzati per controllare le erbe infestanti nelle colture convenzionali.

Nonostante il loro ampio utilizzo, esistono pochi studi sul comportamento degli enantiomeri nei sistemi terrestri.

Uno di questi studi ha valutato il bioaccumulo di questi erbicidi nei lombrichi e la loro degradazione nei suoli tramite l’osservazione dei microcosmi terreno-lombrico.

L’uso di erbicidi è in aumento in tutto il mondo sia in agricoltura che nei giardini privati.

Un esperimento condotto in serra da alcuni studiosi austriaci, ha valutato l’impatto di uno degli erbicidi a base di glifosato più usati su due specie di lombrichi con differenti strategie di alimentazione.

È emerso che la produzione di vermicompost da parte dei lombrichi scavatori (Lumbricus terrestris) è quasi cessata tre settimane dopo l’applicazione dell’erbicida e la riproduzione dei vermi terricoli ha subito una riduzione del 56% entro tre mesi.

Inoltre, l’applicazione di erbicidi ha portato ad un aumento delle concentrazioni di nitrati nel suolo del 1592% e di fosfati del 127%, indicando potenziali rischi per la lisciviazione di nutrienti in corsi d’acqua, laghi o falde acquifere.

Questi considerevoli impatti indotti dagli erbicidi sugli agroecosistemi sono particolarmente preoccupanti perché questi prodotti sono stati utilizzati indisturbatamente per decenni in tutto il mondo.