11/06/2020

Una nuova visione dell’impresa nel saggio di Massimo Mercati

Aboca Edizioni, International Lectures on Nature and Human Ecology

Disponibile in tutte le librerie italiane, a partire dall’11 giugno, il saggio di Massimo Mercati L’impresa come sistema vivente (Aboca Edizioni, pp160, €14.00).

 

Un’opera agile e densa di contenuti, ricca e ispirata, in cui i saperi – scienza e filosofia, economia ed ecologia, etica e management – si fondono continuamente per proporre una nuova forma di impresa, vocata al bene comune. Massimo Mercati nel suo libro ricontestualizza i principi del “pensiero sistemico” per proporre un nuovo modello aziendale, una “comunità tra le comunità”, dove la complessità e l’intelligenza naturale indicano le linee guida per gestire le imprese ed il ruolo di ognuno all’interno di esse. Una visione innovativa che concepisce le aziende come soggetti fortemente interconnessi con il contesto sociale e l’ambiente in cui viviamo. Tale consapevolezza cambia il modo di fare impresa, individuando nuove basi di creazione del valore.

L’impresa come sistema vivente si apre presentando i concetti alla base degli studi di Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi. Lo studioso austriaco nei suoi numerosi saggi ha definito le caratteristiche fondamentali della visione sistemica, un nuovo approccio scientifico capace di superare il riduzionismo e di spostare l’attenzione dalle parti al tutto, approfondendo le relazioni tra gli elementi che compongono un sistema. Le proprietà essenziali dei sistemi viventi sono infatti caratteristiche complessive che nessuna parte possiede. Si tratta delle cosiddette “proprietà emergenti”, risultato delle interazioni tra le parti secondo dei “pattern”, gli schemi di organizzazione tipici delle reti complesse.
L’obiettivo del libro è proprio quello di estendere questa concezione della vita alla dimensione dell’impresa. Operando uno spostamento di campo, Massimo Mercati adotta la visione sistemica per allargare la prospettiva e analizzare la natura e le dinamiche gestionali dell’impresa all’interno del contesto in cui si muove. Le regole proprie dei sistemi viventi diventano così la chiave per rileggere le forme di organizzazione manageriale e le determinanti del successo imprenditoriale.

L’impresa pertanto – per affermarsi nella competizione globale – non potrà più essere concepita solo come una macchina da profitto, ma dovrà rivedere i propri obiettivi, passando da una crescita quantitativa ad una qualitativa. Un’inversione di prospettiva che presuppone di rinunciare ai vecchi archetipi e adottare un nuovo approccio, in cui il profitto del singolo non possa prescindere da un benessere condiviso da comunità e ambiente.
Quella di Massimo Mercati è una visione imprenditoriale che trova forte sintonia nei sempre più diffusi valori dell’Economia Civile, necessari per rifondare le basi del sistema sociale: una scuola che trae linfa dal pensiero del filosofo ed economista Antonio Genovesi e del suo discepolo Giacinto Dragonetti, e che si pone oggi in continuità con il radicale messaggio espresso da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ e con i fondamentali lavori di Stefano Zamagni e Luigino Bruni. Mercati parla di proprietà come custodia, invita al superamento del neoliberismo e dell’approccio predatorio di matrice capitalista, offrendo possibili modelli di sviluppo futuro. Dalle speranze riposte nel Green Deal europeo al cambio di paradigma delle “Benefit Corporation”. Modelli non solo giusti e sostenibili, ma anche vincenti. Si tratta di uscire dal paradigma della cosiddetta impresa etica, che profuma sempre più di green washing, ma di far diventare le imprese realmente “rigenerative”, un vero motore del cambiamento, in quanto capaci di apportare un effettivo vantaggio alla comunità e all’ambiente. E l’impresa, per Mercati, diventa così creatrice di valore economico solo quando svolge appieno la sua funzione economico-sociale: “Non è il profitto che crea valore, ma è la creazione di valore che genera il profitto. Non si tratterà di vendere per creare valore, ma di creare valore per vendere.”

Il testo è anche un’occasione per ripensare il management aziendale: l’autore rinnova il concetto di “responsabilità sociale di impresa”, ridefinisce l’idea di “vision” e “mission” (il télos e lo skopos degli Stoici, che porta la riflessione sui fini stessi del nostro agire) e propone di adattare all’organizzazione aziendale gli schemi propri dei sistemi viventi per una maggiore efficacia dell’azione imprenditoriale. Seguendo le regole che sono alla base delle reti naturali, di cui l’uomo fa parte, si finisce col ri-orientare i flussi di lavoro in una logica processuale caratterizzata dal significato profondo di quello che si fa. Non si tratta solo di buone pratiche o di etica aziendale, ma di un vero e proprio “progetto di vita” in cui non ci sia più spazio per una “doppia-morale”. Perché questo sia possibile l’imprenditore deve identificare i valori di fondo della propria organizzazione e condividerli, affinché diventino punti di riferimento concreti, capaci di guidare realmente le azioni di tutti coloro che ne fanno parte.

Il pamphlet, col suo impianto felicemente multidisciplinare, si presenta come un manifesto innovativo, documentato, ricco di stimoli e riferimenti: da Seneca a Etienne Wenger, dal wu wei del taoismo a Frédéric Gros, da Henry Ford ad Adriano Olivetti.

Ne L’impresa come sistema vivente l’impianto teorico è solido e avvalorato dall’esperienza diretta di Massimo Mercati, AD del Gruppo Aboca, e dalla credibilità di un’azienda che da oltre 40 anni lavora sui temi della salute dell’uomo nel rispetto dell’organismo e dell’ambiente: un impegno sancito formalmente nello statuto di Società Benefit e misurato secondo standard internazionali con la certificazione B Corp. L’impresa come sistema vivente richiama manager e società civile a una nuova responsabilità, ancor più urgente di fronte all’emergere di nuove crisi politiche, economiche ed ambientali: produrre valore condiviso all’interno di un sistema in cui tutti siamo interconnessi. Non ha senso pensare all’impresa come monade isolata. Non vince il più veloce, né il più feroce: vince il più adatto e nel mondo che verrà ciò non potrà prescindere dalla reale capacità di comprendere la complessità del contesto in cui ci muoviamo, adottando nuovi schemi di pensiero ed una nuova contabilità del valore.

 

Massimo Mercati è nato a Città di Castello nel 1971. Dopo essersi laureato in Giurisprudenza, si è dedicato alla gestione dell’azienda di famiglia, Aboca, della quale è ora Amministratore Delegato. Ha fondato la rete delle Farmacie Apoteca Natura ed è Presidente delle Farmacie Comunali di Firenze. Vive a Sansepolcro

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Aboca è una healthcare company italiana che si occupa di cura della salute attraverso prodotti 100% naturali che rispettano l’organismo e l’ambiente. Nasce oltre 40 anni fa a Sansepolcro, in Toscana, con l’obiettivo di ricercare nella complessità della natura le soluzioni per la cura dell’uomo. Oggi conta più di 1.500 dipendenti ed è presente in 16 paesi. Grazie alla sua piattaforma di ricerca unica al mondo, che applica i criteri della Evidence Based Medicine alle sostanze naturali complesse, Aboca sviluppa dispositivi medici e integratori che rispondono ai problemi di salute con un approccio basato sulla Systems Medicine. I prodotti Aboca non contengono conservanti né eccipienti di sintesi: in tutta la filiera produttiva, dall’agricoltura biologica agli stabilimenti farmaceutici, sono escluse sostanze artificiali e non biodegradabili. La filiera si completa con una distribuzione diretta di tipo selettivo, con il network di farmacie Apoteca Natura e con una formazione continua a medici e farmacisti. Aboca ricerca con il proprio lavoro anche un beneficio per la comunità e per l’ambiente, operando in maniera responsabile, sostenibile e trasparente. Un impegno sancito formalmente nello statuto di Società Benefit e misurato secondo standard internazionali con la certificazione B Corp. L’impegno di Aboca per il bene comune si concretizza anche nell’organizzazione di eventi di divulgazione scientifica e culturale, nelle attività di Aboca Museum e con le pubblicazioni di Aboca Edizioni.